Archivi del mese: maggio 2014

Corso Tradurre per l’editoria: dall’altra parte della cattedra (virtuale)

10314771_1556409431252554_948702527943379954_nA due settimane dal termine del corso Tradurre per l’editoria, è giunta l’ora di tirare le somme di questa bellissima ed emozionante esperienza.

In passato ho frequentato diversi corsi e seminari sulla traduzione, e sono sempre stata convinta della necessità di imparare da chi svolge realmente questo mestiere. Quando Rossella Monaco, di La Matita Rossa, mi ha proposto di tenere il corso insieme a lei, ho pensato che sarebbe stata un’ottima opportunità per unire le mie esperienze didattiche come insegnante di inglese in una scuola superiore e il mio lavoro da traduttrice editoriale. Insieme abbiamo concordato di dare al corso un taglio il più possibile pratico. Non sapevamo quale sarebbe stato il livello degli iscritti al corso, ma abbiamo comunque scelto di proporre una prova di selezione iniziale perché il livello di conoscenza della lingua permettesse ai corsisti di poter seguire senza difficoltà le indicazioni delle dispense.

Il corso è articolato in 12 lezioni, una alla settimana, ognuna delle quali composta da una dispensa su un particolare argomento, più un esercizio, solitamente di traduzione, ma non solo. Dopodiché, ogni iscritto ha diritto a mezz’ora settimanale (per un totale di 6 ore) di chat a tu per tu con il tutor, per parlare dell’esercizio svolto ed eventualmente per chiarire alcuni aspetti della lezione. Potete trovare il programma del corso sul sito ufficiale, così come le altre informazioni relative a tempistiche e costi, quindi su questo non mi soffermo.

Mi limiterò a dire che scrivere le dispense per me e Rossella è stato un ottimo modo per mettere nero su bianco ciò che abbiamo imparato nei vari corsi e seminari frequentati in precedenza, oltre alle informazioni apprese leggendo le mailing list di traduttori e i siti specializzati. E soprattutto è stata un’occasione per tradurre in metodo ciò che giornalmente ci troviamo ad affrontare nel nostro lavoro di traduttrici per l’editoria. È stato però ancor più interessante confrontarci sugli esercizi svolti, sia con gli iscritti sia tra di noi.

È davvero affascinante scoprire quanti modi diversi ci sono per scrivere una frase. Negli esercizi ho letto scelte di traduzione brillanti, altre un po’ forzate, altre ancora perfettamente accettabili anche se tutte diverse fra loro. Leggere quindici o venti versioni diverse dello stesso brano, se ad alcuni può sembrare noioso, è invece estremamente interessante per chi ama giocare con le infinite possibilità e combinazioni che ci offre la nostra lingua.

I brani selezionati erano molto diversi, di narrativa e di saggistica, e presentavano problemi e dilemmi traduttivi vari. Alcuni iscritti se la cavavano benissimo con certi testi e meno con altri; c’è stato chi ha scoperto con grande sorpresa di preferire la saggistica, chi invece non aspettava altro che il successivo testo di narrativa, o viceversa. Tutto questo ci ha dimostrato ancora una volta che un traduttore, per quanto possa essere un bravo professionista, può essere perfetto per un libro e meno per un altro: è necessario trovare la voce giusta per tradurre ogni testo, ed essere in grado di cambiare questa voce a seconda di quella dell’autore che ci troviamo davanti.

Insomma, il corso ha confermato quanto sia ricco e variegato il mondo della traduzione editoriale. Spesso non esistono una risposta giusta e una sbagliata – a parte gli errori di comprensione o di resa, ovvio – ma solo un amplissimo ventaglio di possibilità traduttive. È difficile trovare e mantenere il registro giusto, risolvere passaggi che in inglese sono brevissimi e in italiano richiederebbero immensi giri di parole per non perdere qualche sfumatura, ma gli iscritti hanno dimostrato una grande consapevolezza. All’inizio il livello era molto vario, c’era chi aveva già studiato lingue e traduzione e chi si avvicinava a questo mondo per la prima volta, chi si gettava a capofitto sugli esercizi e chi aspettava la scadenza imminente per la consegna. A mano a mano che si andava avanti, ognuno notava su quali aspetti doveva lavorare per migliorare la resa. A volte è difficile notare le proprie piccole manie traduttive, se nessuno ce le indica.

Le traduzioni vanno consegnate 24 ore prima dell’incontro in chat con il tutor, incontro che può essere programmato a seconda degli impegni e delle preferenze degli iscritti. È questa la vera forza dei corsi online: la possibilità di un dialogo diretto unita alla comodità di poter scegliere giorni e orari.

Il dialogo è certamente uno strumento preziosissimo, che arricchisce entrambe le parti. Certo, le preferenze personali in traduzione ci sono sempre, ma è importante saperle distinguere dagli errori veri e propri e fare tesoro delle opinioni altrui. Far leggere la propria traduzione o discuterne una insieme è un’esperienza altamente formativa. L’altra persona riuscirà sempre a farci notare cose a cui noi non avevamo fatto caso, e viceversa, ovviamente.

La traduzione richiede estrema attenzione al dettaglio, e se qualcuno ci indica dove guardare è molto più semplice allenarsi a riconoscere certi problemi. Se è vero che non si può propriamente “insegnare a tradurre”, è altrettanto vero che i corsi come questo, a nostro parere, aiutano a crescere e a essere più consapevoli dei propri strumenti. Siamo soddisfatte di questa prima edizione, visto che dai questionari di gradimento dei corsisti i pareri sono stati più che positivi. Ringraziamo dunque tutti gli iscritti. Il corso ripartirà a settembre: le preiscrizioni sono già aperte, vi aspettiamo!

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Salone del libro 2014 – il mio resoconto (seconda parte)

La folla in sala professionale… Ci sono anch’io in un angolino. foto @l’AutoreInvisibile

Ed eccoci alla seconda parte del mio resoconto sul Salone del libro di Torino; se vi siete persi la prima la trovate qui. Siccome venerdì non ho partecipato all’incontro Tradurre Harry Potter (va bene, lo ammetto, non l’ho neppure mai letto: lo so, lo so, non ditemi niente) ma magari a qualcuno interessa sapere com’è andato, aggiungo anche il link all’articolo di Bookblog che ne parla. Passiamo ora ai seminari di sabato.

Un incontro che mi interessava molto e che alla fine ha fatto un po’ discutere è stato Valutare un saggio di traduzione. Le prove di traduzione sono sempre un argomento spinoso, ma se Grazia Giua di Einaudi ed Ena Marchi di Adelphi hanno cercato di spiegare i loro criteri per valutarle, mentre Federica Magro di RCS ha parlato poco delle prove e molto dei service editoriali, argomento non proprio inerente al tema del seminario. Ma andiamo con ordine.

Grazia Giua ha segnalato alcune parole chiave: responsabilità, nel senso che un editore deve assegnare le prove in modo mirato, a fronte di un incarico reale, dato che un traduttore può essere ottimo per un certo libro e inadatto a un altro; mentre la responsabilità del traduttore è principalmente l’autorialità, ossia consegnare una prova svolta interamente da lui/lei, e non imbrogliare solo per ottenere l’incarico. Investimento: la prova è un costo per tutti, in termini di tempo e denaro, ma l’editore la fa per crearsi un network di traduttori a cui attingere anche per altri testi. Remunerazione: il traduttore ha il diritto di ricevere un feedback ragionato, anche nel caso non venisse scelto. Mediazione: fondamentalmente il dilemma della correttezza formale vs. l’espressività di un testo in traduzione.

Anche Ena Marchi crede nel rapporto stretto fra editor e traduttore, e nell’ambito dei corsi di traduzione preferisce quelli che permettono un rapporto tutoriale fra “esperto” e “allievo” (che poi è il principio base del corso Tradurre per l’editoria di La Matita Rossa, non per farmi pubblicità :P ). Sapere perché si sbaglia è fondamentale, ed essere “bocciati” a una prova di traduzione vuol solo dire che non eravamo adatti a quel libro in particolare, non vengono messe in dubbio le nostre capacità traduttive (non sempre, insomma). È possibile inoltre richiedere una seconda prova, perché la traduzione non è una scienza esatta: può darsi che un altro libro si riveli più congeniale alla nostra voce.

Ha poi preso la parola Federica Magro, che ha voluto spostare il discorso sulla saggistica, ma senza affrontare il tema delle prove di traduzione. Il suo consiglio per gli aspiranti traduttori di proporsi ai service editoriali, di cui molte case editrici fanno largo uso, mi ha lasciata un po’ perplessa. La sensazione è che gli editori siano completamente scollegati dalla vita reale dei traduttori e non sappiano che questi service, che garantiscono traduzioni veloci e a costi contenuti, pagano i traduttori un pezzo di pane e li fanno lavorare con tempistiche disumane. Per fortuna è intervenuta una traduttrice, di cui purtroppo non ho afferrato il nome, che ha sottolineato questo aspetto poco pulito dei service. Federica Magro ha tentato di recuperare assicurando che loro si rivolgono a service molto seri, ma in sala si percepiva un certo scetticismo. Del resto, già i traduttori vengono pagati poco se lavorano direttamente per gli editori, se c’è un passaggio in più (e sicuramente il service qualcosa ci deve guadagnare) quanto potrà convenire a un traduttore lavorare così?

L’incontro si è chiuso con un’ulteriore nota di pessimismo: alla domanda di Ilide Carmignani su come un giovane traduttore possa proporsi per una prova di traduzione, tutte e tre le editor hanno risposto: non cominciate da noi. Insomma, il caro vecchio “dovete avere esperienza, ma noi non ve la facciamo fare”. Un po’ di amaro in bocca, dunque, per un incontro che aveva grandi potenzialità ma che si è rivelato utile solo nella teoria di una situazione ideale, quella di un traduttore già affermato (ebbene sì, anche i traduttori già noti affrontano prove di traduzione, per capire se sono adatti a un libro in particolare). L’unica conclusione da trarre è che è meglio cominciare a proporsi alle case editrici medio-piccole.

L’incontro successivo era Tradurre il ritmo della prosa, con Franco Buffoni e Donata Feroldi. È stato molto interessante, anche se alcuni degli esempi proposti mi sono sembrati un po’ troppo aderenti all’originale, al contrario di quanto veniva detto durante l’incontro. In sostanza, il concetto è che il ritmo delle frasi è importante quanto il loro significato. Non bisogna riprodurre quello dell’originale, ma trovare il respiro del testo che stiamo producendo: il ritmo coincide con la soggettività, e l’incipit è il momento in cui questo respiro si manifesta. Esiste il discorso, non le singole parole, ed è in base a questo che dobbiamo trovare la musicalità del testo, a livello prosodico, di punteggiatura e di ordine delle parole. Anche le assenze, i vuoti, fanno parte del ritmo. Buffoni ha sottolineato che con “ritmo” non si intende il metro poetico: la differenza non è fra poesia e prosa, ma tra buona scrittura, che ha una sua musicalità, e scrittura mediocre.

Passiamo a L’italiano letterario delle redazioni editoriali, incontro che sono riuscita a seguire solo in parte. Giuseppe Antonelli ha sottolineato come il concetto di “giusto” sia diverso da quello di “esatto”: bisogna perseguire la precisione, non l’esattezza, che se portata all’estremo si trasforma in un “esattismo”. Ha anche ricordato come spesso per fare bella figura si tenda ad alzare il registro (effettuare al posto di fare, recarsi invece di andare, e così via), in nome di un perbenismo linguistico non troppo apprezzabile. Negli ultimi dieci-quindici anni, secondo Antonelli, si è andati verso una sorta di grammaticalizzazione della lingua, che viene spesso gonfiata in cerca di effetti speciali, atteggiamento tipico di chi non la conosce bene e cerca di darsi un tono.

È poi intervenuta Mariarosa Bricchi, che ha parlato di permeabilità della lingua: in un ambiente chiuso come una redazione si tende a creare un linguaggio interno condiviso da chi ci lavora. Le revisioni spesso riflettono l’idea di lingua che ha l’editor, ma bisogna esserne consapevoli e saper rispettare il lavoro altrui. È stato poi sottolineato che il congiuntivo non è in via d’estinzione, anzi, spesso viene usato a sproposito. In un testo, le parole non devono essere la veste ma il corpo: inutile abbellire, adornare, arricchire a sproposito se sotto non c’è nulla.

Ho poi seguito anche Tradurre Leonard Cohen, ma la traduzione di poesie non è decisamente il mio forte. L’incontro è stato interessante, ma mi è difficile farne un riassunto. Sono state lette alcune poesie in lingua originale e le loro traduzioni italiane, e Giancarlo De Cataldo e Damiano Abeni hanno raccontato alcuni aneddoti riguardo al loro lavoro di traduzione.

Per finire ho ascoltato Susanna Basso parlare di Tradurre Alice Munro, ma anche qui è impossibile trasmettere in poche parole tutto ciò che è stato detto da questa donna eccezionale. Per fortuna il testo dell’incontro è disponibile online sul sito della rivista Tradurre.

Sabato ho concluso la giornata letteraria andando in centro a Torino, a Il Camaleonte Piola, a sentire la seconda presentazione condotta dalla mia amica Lettrice Rampante. Stavolta toccava a Iddu. Dieci vite per il dio del fuoco, di Andrea Vismara, sempre di Spartaco Edizioni, e nonostante il pubblico non fosse numeroso – o forse proprio per questo – è stato bello, si respirava la voglia di conoscere storie nuove. Spesso i piccoli editori riservano belle sorprese, quindi non sottovalutiamoli, anche se molti non traducono.

Quest’anno non ho fatto il consueto giro per chiedere i contatti agli editori. Non perché credo sia inutile, ma perché al momento per fortuna sto lavorando parecchio, e in ogni caso ho ancora tutti i contatti raccolti l’anno scorso. Non ho neppure fatto molti acquisti, un po’ per via dei pochi sconti che si trovavano agli stand, un po’ perché tra un incontro e l’altro non ho avuto moltissimo tempo per girare. Anche se il bello del salone è proprio questo, perdersi fra pagine e copertine, magari evitando accuratamente gli stand dei grossi editori, che tra luci accecanti, fascette esagerate e copertine tutte uguali assomigliano più a centri commerciali che a poli culturali. Non tutto positivo al 100%, anche considerando che all’interno del Salone i cellulari prendevano a singhiozzo e internet pure, e la sala “professionale” (modificata dal terribile calco “professionali” dell’anno scorso, ma anche “sala professionale” non è che abbia molto senso) era difficile da trovare, piccola e rumorosa come al solito. Ma sono contenta di esserci andata.

Il mio Salone si è concluso domenica, anche se non sono riuscita a seguire l’evento che avevo in programma perché ho dovuto passare mezza giornata in casa editrice… Curiosi? Al prossimo post!

 

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Salone del libro 2014 – il mio resoconto (prima parte)

IMAG3076[1]Quando sono entrata al Salone del libro il primo giorno, giovedì, la cosa che mi ha subito colpita è stata il profumo della carta. Nei giorni successivi non l’ho più sentito, non so se per via della folla o perché mi ero ormai assuefatta, ma giovedì è stato come entrare in un enorme libro, col naso puntato in avanti e le narici che fremevano di piacere.

Avevo elencato gli incontri che mi sarebbe piaciuto seguire, ma per svariati motivi (perlopiù lavorativi, poi vi racconterò) ne ho saltati alcuni e aggiunti altri. Ecco dunque il resoconto del “mio” Salone del libro.

Giovedì ho saltato il primo incontro, Lavorare nell’editoria oggi, ma mi hanno riferito che non mi sono persa granché. Se qualcuno di voi c’era, batta un colpo e mi faccia sapere! Il primo incontro che sono riuscita a seguire è stato Traduttore e revisore a confronto. Matteo Colombo dialogava con Anna Nadotti sulla nuova traduzione del Giovane Holden appena uscita per Einaudi, e Chiara Spallino parlava con Elena Loewenthal di un libro su una famiglia ebrea, di cui purtroppo non ho afferrato il titolo. Tuttavia quest’ultimo intervento ha un po’ perso di vista l’argomento del seminario, concentrandosi sulle difficoltà della lingua ebraica, per poi essere eclissato dalla verve della coppia Colombo-Nadotti. Impossibile riassumere tutto ciò che hanno detto, dimostrandosi davvero appassionati e competenti, ma vi consiglio caldamente di dare un’occhiata al loro frizzante epistolario pubblicato sul sito Einaudi, in cui raccontano le varie fasi del loro lavoro di traduzione e revisione. Il dialogo con un buon editor è una parte meravigliosa del lavoro di traduzione, ho avuto anch’io questa fortuna con il libro su cui sto lavorando al momento, e presto vi racconterò la mia esperienza.

Ma torniamo al Salone: dopo un primo giro fra gli stand, ho seguito La traduzione saggistica e scientifica divulgativa. Ho preso un bel po’ di appunti, ma cercherò di farla breve: Isabella Blum ha ricordato come per tradurre saggistica – ambito troppo spesso sottovalutato dagli aspiranti traduttori – sia necessario saper dominare il tema, che non vuol dire conoscerlo a menadito fin da subito ma saper svolgere ricerche appropriate. Bisogna sempre essere consapevoli delle proprie lacune, e saperle colmare. Ha poi sottolineato che spesso si fraintende la facilità del testo finale: scrivere in modo semplice e comprensibile comporta notevoli difficoltà. Enrico Casadei, di Codice edizioni, ha ribadito che a un buon traduttore di saggistica si richiede soprattutto versatilità, ossia la capacità di dominare testi che spesso riguardano discipline ibride. Non tutti i testi di saggistica sono settoriali al 100%, e del resto un esperto in una certa materia non è necessariamente un bravo traduttore. Occorre dunque essere in grado di sviluppare un metodo, più che specializzarsi in un campo circoscritto. Michele Luzzatto, di Bollati-Boringhieri, ha elencato tre capacità fondamentali per un traduttore di saggistica: prima di tutto saper scrivere bene in italiano, poi conoscere abbastanza bene l’argomento di cui si parla e avere una cultura abbastanza ampia, e solo in ultima posizione conoscere la lingua di partenza. Anche Michele Riva ha parlato di competenze e della capacità di ricercare fatti e informazioni, di sapersi muovere bene nell’argomento e di cogliere il modo in cui viene usata la lingua.

Il venerdì ho seguito Lo scrittore e i suoi traduttori – Barbara Ivancic dialoga con Ilide Carmignani, ma sinceramente questi incontri “monografici” non mi dicono un granché. È stato più interessante l’incontro successivo, Editori, lettori, traduttori: nuovi ruoli nell’esperienza digitale. Edoardo Brugnatelli ha dato qualche consiglio utile agli aspiranti traduttori: prima di tutto considerare gli e-book e l’autopubblicazione una risorsa, poiché pare che molti si mettano a scrivere in tarda età, abbiano grosse disponibilità finanziarie e sarebbero felici di vedere tradotte le loro opere. Un punto di partenza per scoprire autori da tradurre senza passare attraverso le case editrici è Babelcube, un sito internazionale che mette in comunicazione autori e traduttori. Ha poi consigliato di leggere questo articolo di Will Self sul Guardian e Is That a Fish in Your Ear? di David Bellos. Secondo Brugnatelli, inoltre, l’e-reader non avrà vita lunga perché è un apparecchio che permette di fare una sola cosa, mentre oggi la tendenza è di accentrare molteplici funzioni su un solo dispositivo. Di conseguenza, per un editore la concorrenza non saranno più gli altri editori, ma tutte le altre funzioni svolte da questi dispositivi: film, musica, giochi e distrazioni varie.

Ha poi parlato dell’acquisizione di aNobii da parte di Mondadori, ed è stato molto interessante sentire alcune delle novità che hanno intenzione di inserire sul sito: per esempio, nella scheda dei libri sarà possibile per il traduttore di una determinata opera inserire una propria nota alla traduzione. A me sembra una bellissima idea! Ci saranno poi dei collegamenti fra il sito e il proprio e-reader per inserire direttamente delle note durante la lettura. Insomma, secondo Brugnatelli, nonostante si sia parlato molto male di questa mossa, a Mondadori interessa aNobii più che altro perché sapere cosa dicono i lettori è una grande risorsa per un editore. Sarà vero? In ogni caso, un traduttore oggi deve essere più che mai in grado di dominare gli strumenti informatici e il web.

Per concludere il venerdì, sono andata a sentire la presentazione del libro Le giocatrici, di Marilena Lucente, pubblicato da Edizioni Spartaco, non tanto perché mi interessasse l’argomento quanto perché a presentare c’era la mia grande amica La Lettrice Rampante, che se l’è cavata alla grande :)

Mi rendo conto che questo post rischia di diventare infinito, quindi per oggi mi fermo qui. A prestissimo con la seconda parte del mio resoconto, riguardo agli incontri di sabato (domenica ero al salone ma non sono riuscita a seguire nulla).

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La traduzione al Salone del Libro 2014

Come spero tutti sappiate, questo fine settimana, da giovedì 8 a lunedì 12 maggio, si terrà il Salone Internazionale del Libro di Torino. Essendo uno dei principali appuntamenti del mondo dell’editoria in Italia, è un’occasione da non perdere. Come ho già detto più volte, per esempio nel mio report del Salone dell’anno scorso, le fiere del libro sono un appuntamento importante per i traduttori: per incontrare editori e addetti ai lavori, per sfogliare i libri, per immergersi nel mondo della letteratura e soprattutto per sentirsi meno soli. E non dimenticate che i traduttori entrano con lo sconto!

Anche quest’anno, infatti, sono numerosi gli incontri dedicati alla nostra professione, quasi tutti a cura dell’Autore Invisibile di Ilide Carmignani e della rivista Tradurre di Paola Mazzarelli.

Ecco il link a cui potete trovare tutti gli incontri sulla traduzione: http://www.salonelibro.it/it/programma/categoryevents/4519-Tipologie.html

Poiché quest’anno il sito non mi sembra fatto un granché bene, nel senso che non è molto chiaro di cosa tratteranno i singoli seminari, mi sono fatta un elenco personale di quelli che probabilmente seguirò, e se ci sarete vi invito a battere un colpo! Ecco quando pianterò le tende nella Sala Professionali (e già su questo “professionali” ricalcato dall’inglese ci sarebbe molto da discutere…). Ovviamente si tratta di scelte personali e mi riservo di cambiare idea all’ultimo momento, aggiungendone o togliendone qualcuno a seconda della voglia che avrò di sedermi ad ascoltare o di perdermi fra gli stand.

GIOVEDÌ 8 MAGGIO

Ore 12 – Sala professionali
Lavorare nell’editoria oggi
Rossella Bernascone, Luisa Capelli, Ilide Carmignani, Richard Dixon, Marina Morpurgo

Ore 14 – Sala professionali
Traduttore e redattore a confronto
Ilide Carmignani, Matteo Colombo, Elena Loewenthal, Anna Nadotti, Chiara Spallino

Ore 17 – Sala professionali
La traduzione saggistica e divulgativa
Isabella Blum, Ilide Carmignani, Enrico Casadei, Michele Luzzatto, Michele Riva

Ore 18 – Spazio autori
Daniele Petruccioli alla rincorsa di Dulce Maria Cardoso (Voland)
Paola Mazzarelli, Daniele Petruccioli

 

VENERDÌ 9 MAGGIO

Ore 15 – Sala professionali
Editori, lettori, traduttori: nuovi ruoli nell’esperienza digitale
Edoardo Brugnatelli, Sandra Furlan

 

SABATO 10 MAGGIO

ore 11.00 – Sala Professionali
Valutare un saggio di traduzione
Ilide Carmignani, Grazia Giua, Federica Magro, Ena Marchi

ore 12.30 – Sala Professionali
Tradurre il ritmo della prosa
Franco Buffoni, Donata Feroldi

ore 14.00 – Sala Professionali
L’italiano letterario delle redazioni editoriali
Giuseppe Antonelli, Mariarosa Bricchi, Ilide Carmignani, Alberto Rollo

ore 16.30 – Sala Professionali
Tradurre Alice Munro
Susanna Basso

 

DOMENICA 11 MAGGIO
ore 13.00 – Sala Blu
Traduttore, traditore? Tradimento, gradimento! – Grandi ospiti
Lectio magistralis di Douglas Hofstadter

 

Buon Salone a tutti!

 

 

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