I periodi di inattività

Mi sembra strano parlare di inattività in un momento in cui ho appena consegnato un lavoro e ho un’altra scadenza a breve, e nel frattempo ovviamente insegno perché di sola traduzione non si vive, eppure eccomi qua.

Nella vita di un traduttore capitano (più spesso all’inizio, si spera meno spesso dopo un po’ che si lavora nel campo) dei periodi in cui vedersi affidare una traduzione sembra un miraggio degno del deserto più bollente. Ovviamente, non appena passerà questo momento vi arriveranno tre offerte insieme e dovrete lavorare giorno e notte, quindi innanzitutto riposatevi.

Ma non state con le mani in mano: ci sono molte cose che possiamo fare nei periodi di inattività (a parte cercarci un altro lavoro, ovvio). Innanzitutto, perché non approfittarne per spulciare un po’ i cataloghi stranieri e prepararsi una bella proposta di traduzione? È una cosa che porta via moltissimo tempo se vogliamo farla bene, quindi un periodo in cui non si lavora è perfetto. Dedicate un po’ di tempo anche alla ricerca delle case editrici a cui affidarla, studiando bene le loro collane e le pubblicazioni precedenti.

La seconda cosa che possiamo fare, anzi, forse dovrebbe essere la prima, è mandare curricula a raffica. Non disperate mai: a me è capitato da poco di ricevere una telefonata da una piccola casa editrice a cui non ricordavo nemmeno di aver inviato il cv. Mandare proposte di traduzione aumenta le vostre possibilità di essere notati, soprattutto se il vostro cv è ancora mezzo vuoto, ma non è l’unica via: mai arrendersi!

E poi, che altro si può fare? Informarsi. Leggere le riviste letterarie (prossimamente arriverà un post in cui ve ne consiglio alcune), il sito di STradE con la relativa rivista, quello di Biblit (davvero fondamentale e ricco di spunti!), i vari forum di traduttori che esistono in rete, i blog di traduttori ed editori, i giornali letterari stranieri, i siti delle associazioni come AITI e chi più ne ha più ne metta. Ci vuole una quantità di tempo davvero impressionante, ma alla fine riuscirete a crearvi una vostra piccola “sitografia” da consultare in ogni momento libero.

Un’altra cosa da fare, e non certo meno importante delle altre, è leggere. Non si può fare il traduttore se non si legge moltissimo, e per moltissimo intendo che non c’è mai un periodo, neppure una mezza giornata, in cui non avete un libro in corso di lettura. Quando studiavo all’università, a volte arrivavo in anticipo alle lezioni e mi sedevo in corridoio a leggere. Ebbene, più di una volta mi è capitato di sentire alcuni compagni (che non conoscevo, altrimenti gliene avrei dette quattro) lamentarsi del fatto che i professori dicessero che non leggiamo abbastanza. La loro giustificazione era: passo già tutto il tempo sui libri di testo, quando lo trovo il tempo di leggere altro? Beh, carissimi, se frequentate un corso di traduzione e non leggete, non so proprio che dirvi. Il tempo di leggere, se si vuole, si trova sempre. Non è che sia una gara a chi legge di più, non dico di divorare libri indiscriminatamente solo per ingrossare le vostre librerie virtuali su aNobii e Goodreads e farvi belli con gli amici, ma la lettura, per un traduttore, oltre a un lavoro deve essere una grandissima passione. Ora la smetto, prima di infervorarmi!

Oppure, perché non cercare un bel corso di traduzione, un workshop, un ciclo di seminari o anche solo una giornata dedicata all’approfondimento di questo mestiere? Soprattutto all’inizio, è molto utile sentire il parere di chi lavora in questo ambiente da molti anni e sa come girano le cose. È consigliabile sapere come funziona il mondo dell’editoria, se vogliamo farne parte. Qualunque cosa può tornare utile, quindi, soldi e tempo permettendo, l’ideale sarebbe ascoltare quanti più punti di vista possibile. Attenti a non farvi infinocchiare, però: ultimamente i corsi di traduzione sono spuntati come funghi, e molti sono soltanto specchietti per le allodole che fanno entrare dei bei soldoni nelle tasche di editori e agenzie. Scegliete con oculatezza e informatevi sempre su internet o cercando gli allievi delle edizioni precedenti: frugando un po’ in rete si trovano sempre dei pareri riguardo ai corsi. E se non ne trovate, beh, fatevi due domande. Se non sapete da dove cominciare, su Biblit trovate un elenco di corsi da spulciare un po’.

Ecco qui, direi che il nostro periodo di inattività – augurandoci che non si protragga troppo – si è riempito abbastanza. Ovviamente, tenete per tutto il tempo le dita incrociate, ma mai ferme!

9 commenti

Archiviato in blog, diventare traduttori, proposte editoriali, seminari, workshop

9 risposte a “I periodi di inattività

  1. Laura

    Precisa come sempre!

  2. Eccomi qua, pronta a testimoniare il mio periodo di inattività.

    In realtà è passato soltanto un mese e mezzo dal conseguimento della laurea, ma mi sembra di essere inattiva da parecchio più tempo.
    Hai ragione tu: ci sono moltissime cose da fare mentre si attende che ci venga commissionata la prima traduzione importante. Il tempo dedicato alla lettura, alla ricerca di testi stranieri da proporre agli editori, all’invio di cv non è mai sprecato, vero è che ci vuole anche una grande forza d’animo per non farsi buttare giù dai risultati non ancora raggiunti e perseguire così, con testardaggine, il nostro obiettivo.
    Una cosa positiva che ho notato è che piano piano si acquista più disinvoltura e ci si perita sempre meno a tartassare le case editrici di tutta Italia. :D

    Per quanto riguarda i corsi trovo che alcuni costino davvero troppo, e sinceramente non capisco come facciano i neotraduttori o aspiranti tali a poterseli permettere.

    Grazie per l’articolo, come al solito riesci a infondermi tanta speranza :)
    Anna

    • Partiamo dal fondo: hai ragione, i corsi generalmente costano davvero troppo, spesso in modo sproporzionato a ciò che offrono. Ma cercando un po’ in rete si riesce a orientarsi: io per esempio ho frequentato quello (validissimo) dell’agenzia TuttoEuropa di Torino, che è completamente gratuito. E poi ci sono gli incontri autore-traduttore, le tavole rotonde alle varie fiere del libro… Nessun parere è inutile, anche all’esterno dei corsi strutturati.

      In bocca al lupo per tutto: è vero, è difficile trovare la forza di continuare a tentare, ma non demordere: prima o poi le soddisfazioni arriveranno! :)

  3. Grazie per la dritta, non conoscevo l’agenzia TuttoEuropa. Il sito è proprio interessante, da spulciare per bene :D

    Crepi il lupo e grazie per l’incoraggiamento! ;)
    Buona serata!

  4. Giusi

    per favore, evitiamo di diffondere false verità “di sola traduzione non si vive”. Ma chi te l’ha detto? Io ci vivo e mantengo una famiglia da vent’anni

    • Il corsivo voleva essere ironico… È quello che viene continuamente ripetuto a tutti gli aspiranti traduttori e agli esordienti.
      Siccome il blog è rivolto principalmente a queste due categorie, è bene che non ci illudiamo (rientro anch’io nella categoria esordienti) di vivere subito di sola traduzione e che capiamo che, almeno all’inizio, è necessario avere un’altra fonte di reddito.
      Lo dico con profonda tristezza, sia chiaro: a voler essere realisti, è veramente, ma veramente dura vivere da subito dei frutti di questo mestiere. Credo sia un dato innegabile.
      Se poi puoi portarmi l’esempio di un giovane traduttore che ha iniziato da poco (con i tempi che corrono, la crisi dell’editoria e via dicendo) e riesce a guadagnarsi uno stipendio decente e a vivere solo di quello, io posso solo esserne felice!

  5. PS: Chiedo scusa se a volte “approvo” i commenti in ritardo, ma capita che WordPress non me li segnali subito. Cercherò di risolvere, mi spiace!

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