I dieci momenti più difficili per un traduttore

576530_498652033526943_21958116_nDisclaimer: questo post è in gran parte ironico. Non è mia intenzione lagnarmi di un lavoro che amo, anche se a volte la mancanza di uno stipendio fisso si fa sentire.

Fare il traduttore, che sogno! Lavorare da casa, guadagnarsi da vivere picchiettando sui tasti del computer, leggere libri in anteprima, trovarsi sempre di fronte a sfide nuove e interessanti. È un mestiere circondato da una certa aura di romanticismo. Ma è sempre tutto così rose e fiori? Senza arrivare a parlare di vita agra, ecco dieci momenti in cui un traduttore non può fare a meno di sentirsi un filino irritato:

  1. Quando sei a metà di una frase complicatissima, ti è appena venuta un’illuminazione su come risolverla e in quel momento suona il postino, oppure ti ricordi di aver lasciato la pentola sul fuoco o qualche altra situazione da risolvere immediatamente, e allora salti su continuando a ripeterti la soluzione della frase per non dimenticarla. E puntualmente, appena torni davanti al pc, te la sei dimenticata.

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  1. Quando ti chiedono che lavoro fai e la tua risposta incontra sguardi vuoti o, in alternativa, ti chiedono se riesci a viverci, perché andiamo, un lavoro da casa non può essere un vero lavoro. Cioè, stai in pigiama tutto il giorno? Oppure, se rispondono con entusiasmo, danno per scontato che tu sappia come minimo cinque lingue.
  1. Quando fai una prova di traduzione per una casa editrice importante, finalmente, e non la passi. Anche se ti dicono che hai fatto un ottimo lavoro, anche se il collega a cui hanno assegnato il lavoro ha vent’anni d’esperienza in più di te, anche se ti assicurano che ti terranno in considerazione per il futuro, è sempre un colpo al cuore.
  1. Quando confondono traduttori e interpreti. E succede praticamente sempre.

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  1. Quando devi sollecitare un pagamento. Forse il momento più odioso per qualsiasi freelance, quello in cui devi ricordarti che anche se non hai uno stipendio fisso alla fine del mese meriti comunque di essere pagato per il tuo lavoro. Nei tempi stabiliti. Eppure ti ritrovi quasi a chiedere scusa per avere quello che ti spetta.
  1. Quando mandi cv o proposte mirati, ben fatti, che ti sono costati tempo e fatica, e non ti arriva una risposta manco a pagarla.
  1. Quando i clienti ti chiedono “uno sconticino”. Come se lo chiedessero anche al dentista o all’idraulico, e probabilmente lo fanno pure. Tenere duro, sempre: il nostro lavoro vale quello che abbiamo stabilito, e non un euro di meno.
  1. Quando un amico ti chiede di tradurgli al volo una frase che non capisce e tu non conosci il significato di un termine specifico ma non puoi correre a sfogliare il dizionario, devi dire “non lo so” e vorresti sotterrarti.

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  1. Quando vai a un incontro per traduttori o leggi uno scambio sui social e ti senti immensamente ignorante. Perché non si può sapere tutto, ma ogni tanto ti sembra di non sapere davvero nulla.
  1. Quando non sai come tradurre un gioco di parole, chiedi aiuto a un amico o su Facebook e te lo risolvono in tre minuti. Senza aver studiato traduzione.

Ecco, queste mi sono capitate tutte, ma sicuramente ce ne sono altre mille che varrebbe la pena citare. Per voi quali sono – o sono stati – i momenti in cui avete dovuto contare fino a dieci e respirare profondamente per mantenere la calma?

 

12 commenti

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12 risposte a “I dieci momenti più difficili per un traduttore

  1. Certi lavori sono troppo belli per essere veri. Nel senso che qualcuno deve sempre cercare di rovinare i nostri idillii. Domande stupide, clienti maleducati… pur non essendo una traduttrice – anche se a breve ho intenzione di cominciare a studiare per diventarlo – capisco benissimo molti dei punti di questa lista. Quando dici alle persone che la tua passione primaria è la scrittura ricevi ogni sorta di reazione. A volte ti diverti pure. Altre volte, invece…

  2. Giada

    Come ti capisco! Dal primo all’ultimo punto, nel leggerli ho provato un misto di fastidio e frustrazione che conosco bene anche trovandomi agli inizi. Penso che la bellezza (e la condanna) di questo lavoro sia il suo essere imprevedibile, a volte troppo. Ma lo amiamo anche per questo, no? :D

  3. Alessandra

    Quando contare fino a dieci (100, 1000) e mantenere la calma? Quando NON considerano il tuo lavoro e ti senti dire “tanto c’è Google translator”.

  4. Vorrei diventare traduttrice da grande ma questo post mo fa riflettere ahahah

  5. Benedetto

    quando “amici” e conoscenti ti chiedono traduzioni al volo al telefono, pretendendo una prestazione gratuita, dicendo “tanto ci metti un minuto”

  6. Quando un amico o conoscente ti chiede un parere sul romanzo che ha appena scritto, “perché vorrei mandarlo a qualche casa editrice…” (“…tanto tu hai i contatti giusti” – pare concludere l’occhiata di intesa).
    E quando subito dopo ti chiede se, giacché ci sei, puoi anche dargli una mano a… tradurlo in inglese.

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