L’influenza del testo originale sulle traduzioni

Partendo dal concetto di interlingua espresso nell’ultimo post, e prendendo spunto dalla trasmissione “La lingua batte”, che sabato scorso ha intervistato Ilide Carmignani, oggi parliamo del famoso traduttese. Ma non solo, perché, come vedremo, esiste anche il tradiano. Ebbene sì, un’incauta traduzione può incorrere in tranelli diversi e diametralmente opposti.

Per traduttese si intende quel linguaggio che si prende troppe libertà traduttive, che fa della scorrevolezza il proprio cavallo di battaglia a tutti i costi, anche a scapito della precisione e del rispetto del testo originale. Ogni scrittore ha un suo stile, a volte ostico, a volte fluido, a volte personalissimo e indefinibile. La traduzione deve rispettare le particolarità della scrittura senza appiattirle né scioglierle per renderle più facili da leggere: la sensazione evocata nel lettore dal testo originale dev’essere – nei limiti del possibile, e con tutte le inevitabili perdite – la stessa che suscita il testo tradotto. Non bisogna servire al lettore la pappa pronta, fornendogli una traduzione senza personalità. Oltretutto questo significherebbe sottovalutare la sua capacità di comprendere e apprezzare le particolarità stilistiche di un determinato autore. A volte le letterature straniere possono apportare impulsi vitali e aprire la mente, impedendo alla lingua di fossilizzarsi e ai libri di diventare solo una sbiadita imitazione dell’originale, da cui viene eliminata ogni traccia di colore.

Al contrario, il tradiano è la tendenza a rimanere troppo aderenti al testo originale, riempiendo la traduzione di calchi semantici e sintattici, dando vita a un italiano meticcio e artificiale. Questo è particolarmente evidente nelle traduzioni dall’inglese (perché occupano un’enorme fetta di mercato, ovvio), soprattutto nei romanzi di intrattenimento e nei best seller, che vengono tradotti e pubblicati alla velocità della luce. Le scadenze imminenti non aiutano certo a prendersi il tempo di cercare una soluzione più naturale in italiano. Un esempio di tradiano, sottolineava Ilide Carmignani durante la trasmissione, sono i vari “fottuto” e “dannazione” che coloriscono sempre più spesso il linguaggio di libri e film tradotti dall’americano, e che ormai fanno parte di una lingua considerata comune e naturale anche in italiano. In effetti, non di rado vengono utilizzati dagli autori contemporanei che scrivono nella nostra lingua ma che si sono formati su romanzi tradotti troppo letteralmente e su film doppiati male.
A proposito di film, vi consiglio un divertente filmato dell’AIDAC sull’influenza del doppiaggio nella lingua quotidiana. Quanti calchi dall’inglese (americano) riuscite a trovare?

Non è difficile arguire che sia il traduttese sia il tradiano hanno potenzialmente conseguenze pesanti sull’uso della lingua da parte degli italiani stessi: in fondo gran parte dei libri che leggiamo e dei film che guardiamo sono tradotti, principalmente dall’inglese. Come difendersi? Lo ripeto ancora una volta: leggendo molta letteratura italiana. Non solo i giovani autori, che sicuramente hanno un peso nella diffusione e nello sviluppo della nostra lingua, ma anche e soprattutto i classici: Manzoni, Alfieri, Boccaccio, Pirandello, Svevo, Calvino… Ce n’è per tutti i gusti.

L’italiano è una lingua meravigliosa che va preservata, senza privarla dell’opportunità di arricchirsi ma senza neppure renderla schiava.

3 commenti

Archiviato in letteratura italiana, orecchio del traduttore, tradiano, traduttese

3 risposte a “L’influenza del testo originale sulle traduzioni

  1. barbara murai

    “Non bisogna servire al lettore la pappa pronta, fornendogli una traduzione senza personalità (…) significherebbe sottovalutare la sua capacità di comprendere e apprezzare le particolarità stilistiche di un determinato autore. A volte le letterature straniere possono apportare impulsi vitali e aprire la mente…”
    Parole sante…Ci sono varie esempi di traduzioni o traduttori (mi viene in mente Ezra Pound) che hanno arricchito la lingua di arrivo con soluzioni particolarmente suggestive che poi sono entrate a far parte di quella lingua. Ma è con questo spirito che vengono lette dal revisore/redattore le soluzioni proposte?

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