Oltre i primi passi

formentiniIeri sono stata a un incontro molto interessante a cura di AITI e STradE che si è tenuto al Laboratorio Formentini, a Milano. Giovanni Zucca ha moderato un incontro fra giovani traduttori che sono andati “oltre i primi passi”, ossia sono riusciti a fare breccia nel mondo dell’editoria, spesso considerato inaccessibile.

I partecipanti erano Francesca Bononi, laureata in Traduzione a Roma, che ha cominciato traducendo una guida turistica ma poi ha trovato un editore interessato all’autrice su cui ha svolto la tesi di laurea; Laura Bortoluzzi, anche lei laureata in lingue, che ha cominciato a tradurre dopo aver vinto il concorso In Altre Parole organizzato dalla Bologna Children’s Book Fair; Cristina Gerosa, editor di Iperborea, che dopo gli studi classici ha vissuto molto all’estero e, tornata in Italia, ha incontrato per caso i futuri fondatori di ISBN, con i quali ha lavorato per quattro anni svolgendo poi praticamente tutti i ruoli presenti in una casa editrice; Claudia Manzolelli di Rizzoli Ragazzi, che ha cominciato con uno stage di sei mesi non retribuito in RCS; Enrico Passoni, anche lui laureato in traduzione e specializzato in lingua galega, che ha iniziato a tradurre grazie ai contatti stabiliti all’università e alla Fondazione Mondadori, dove ha frequentato il master in editoria per poi fare uno stage da Marco Tropea Editore; e infine Andrea Stringhetti, laureato in svedese, che inizialmente ha tradotto molto per la camera di commercio italosvedese e poi ha vinto il concorso In Altre Parole sopra citato, entrando così nel mondo dell’editoria.

Dopo le presentazioni, il discorso si è spostato sull’importanza della formazione per un traduttore editoriale. Sono stati tutti concordi nell’affermare che una formazione specifica sia fondamentale, ma non tanto quella che deriva dagli studi universitari quanto tutto ciò che viene dopo la laurea: master, seminari, corsi di formazione, workshop, fiere, atelier… una formazione continua, insomma. Per fare i traduttori la teoria serve relativamente, non è detto che chi non l’ha studiata non possa diventare un ottimo traduttore. Francesca Bononi ha infatti sottolineato che la cosa più importante è la pratica, l’esercizio, perché il testo è materia e va letteralmente lavorato.Farlo sotto l’occhio attento di un professionista, poi, è l’ideale.

Enrico Passoni ha aggiunto che è importante avere delle conoscenze pregresse, quindi un buon bagaglio culturale, e mantenere fresca la propria percezione della lingua italiana, leggendo non solo libri tradotti e cercando di evitare il “traduttese”, in modo da essere in grado di riprodurre registri e sfumature differenti. Bisogna inoltre essere consapevoli della prassi editoriale, saper dosare le proprie energie e conservarne anche per la fase di revisione.

Sicuramente la formazione non basta: molti aspiranti traduttori, come ha detto giustamente Andrea Stringhetti, scrivono male persino le mail di presentazione, e per questo problema non c’è corso che tenga. La parola è poi passata alle due rappresentanti delle case editrici, che hanno sottolineato come, nella scelta di un nuovo traduttore, la sua formazione sia soltanto un valore aggiunto: gli esordienti vengono selezionati tramite prova di traduzione, quindi devono dimostrare sul campo la propria professionalità.

Ed ecco la domanda da un milione di dollari: come presentarsi agli editori? I traduttori presenti hanno confessato di non essere molto esperti in questo campo perché sono arrivati ai primi lavori per vie traverse, non presentandosi ma venendo presentati. È certamente questo il modo più semplice per entrare nel mondo dell’editoria: crearsi una rete di contatti, che non significa essere raccomandati nel senso peggiore del termine, ma frequentare corsi, seminari, workshop, fiere e così via e farsi notare come bravi traduttori, mostrarsi propositivi, evidenziare le proprie competenze. Assolutamente da evitare l’invio a tappeto di cv a indirizzi tipo info@casaeditrice.it, perché non portano a nulla. Un’altra tecnica di approccio potrebbe essere quella di entrare come lettori, ossia facendo schede di valutazione per una casa editrice. Si viene pagati poco ma si comincia a stabilire un contatto.

Fondamentale scrivere una bella mail di presentazione, evitando errori e refusi, ovviamente, ma anche cercando di “uscire dalla massa”, di valorizzarsi riassumendo chi siamo, i nostri gusti letterari, le nostre esperienze, la nostra personalità. È anche importante spiegare perché ci stiamo proponendo proprio a quella casa editrice: dimostrare di conoscerne il catalogo è sempre un valore aggiunto. Un altro consiglio è stato quello di aspettare di finire almeno l’università, di sentirsi pronti per evitare di fare una bella proposta in un momento in cui non siamo all’altezza di portarla fino in fondo.

Il tempo stringe, e si passa già alle domande del numeroso pubblico presente. La prima è molto semplice, eppure complicata perché non esiste una risposta univoca: come presentarsi alle fiere? Le due editor hanno evidenziato che le fiere sono momenti molto caotici per gli editori, è quindi meglio seguire gli incontri che hanno organizzato (presentazioni di libri, seminari…) e avvicinarli lì, anziché fare la posta allo stand. Inoltre le fiere sono un’ottima occasione per parlare con altri traduttori e anche con editori stranieri, che potrebbero interessarsi a noi come professionisti e decidere di mandarci libri da proporre. Importantissimo anche raccogliere e studiare i cataloghi delle varie case editrici.

Un’altra domanda dal pubblico: come trovare le famose “botteghe editoriali”? Cristina Gerosa ha risposto che per le lingue “minori” è più facile, per esempio l’istituto di cultura olandese prevede seminari e mentorship, ma in generale è bene ricercare laboratori specifici condotti da professionisti, come quello al Castello di Fosdinovo, oppure Babel , il corso di Misano Adriatico, la Scuola estiva di traduzione (e, aggiungo io, il corso dell’Agenzia Tuttoeuropa). Insomma, non aspettarsi che i lavori piovano dal cielo ma attivarsi per conoscere le persone giuste.

L’incontro si è concluso con il consiglio di mandare proposte anche a più editori contemporaneamente, di non nascondere nessun tipo di esperienza di traduzione, anche non canonica o non letteraria, e soprattutto con l’invito di Enrico Passoni a non accettare mai tariffe al di sotto del 12€ a cartella: si parla sempre poco di soldi, ma tradurre è un lavoro, e nemmeno dei più semplici.

È stato un confronto davvero molto interessante, anche per me che pur avendo già una ventina di titoli vari nel cv mi considero ancora un’esordiente (ho 31 anni, confermatemi che posso ancora permettermelo, vi prego!). Unico neo dell’incontro, dal mio punto di vista, l’utilizzo spregiudicato del “piuttosto che” nel senso di “oppure” da parte di professionisti e aspiranti professionisti del mondo dell’editoria.

Il pubblico era in prevalenza molto giovane. Uscendo, ho colto il discorso di alcune ragazze che commentavano: ma insomma, questi editori vogliono che scoviamo un libro inedito, ci informiamo sui diritti, facciamo la scheda, superiamo la prova… tutto noi dobbiamo fare?

Ecco, sì, il bello di questi incontri è che servono anche a scoraggiare chi non si rende conto di quanto sia impegnativo questo lavoro, e di quanta perseveranza richieda. Grazie a Giovanni Zucca e al laboratorio Formentini per questa importante occasione di dialogo!

12 commenti

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12 risposte a “Oltre i primi passi

  1. Sandra Bertolini

    Grazie dell’articolo e siamo veramente contenti che questo evento abbia avuto un buon riscontro di pubblico, però un ringraziamento alla fine rivolto anche AITI e STradE senza le quali tutti questi incontri (questo è solo l’ultimo infatti di una lunga serie) non sarebbero stati possibili al Laboratorio Formentini ci avrebbe ovviamente fatto un enorme piacere, perché sarebbe stato riconosciuto l’impegno che ci abbiamo messo e, perché no?, saremmo stati ripagati anche per tutto il lavoro che viene fatto per garantire l’alta qualità degli interventi, argomenti interessanti, interlocutori validi e per aumentare la consapevolezza di questa professione che di invisibile ormai ha poco, ma sulla quale c’è ancora tanto di cui parlare.

  2. Il “piuttosto che” noooooooooo! Ma è una condanna!

  3. Camilla Pieretti

    Grazie! Io non sono riuscita a partecipare, ma mi sarebbe molto piaciuto esserci e con le tue parole un po’ ci sono riuscita! :)

  4. Pingback: Stefania Marinoni ci da qualche consiglio per migliorare la traduzione letteraria. | Senzaudio

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  6. Simone

    Ciao, prima di tutto vi faccio i complimenti perché questo blog é ben fatto e vi seguo regolarmente. Avrei una domanda da fare…un libro pubblicato nel 1925 é stato tradotto in tantissime lingue tranne che in italiano, essendo ormai stato pubblicato 91 anni fa posso tranquillamente tradurlo senza chiedere i diritti oppure sono comunque costretto a contattare la casa editrice proponendomi come traduttore? Grazie.

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