Corso Tradurre per l’editoria: dall’altra parte della cattedra (virtuale)

10314771_1556409431252554_948702527943379954_nA due settimane dal termine del corso Tradurre per l’editoria, è giunta l’ora di tirare le somme di questa bellissima ed emozionante esperienza.

In passato ho frequentato diversi corsi e seminari sulla traduzione, e sono sempre stata convinta della necessità di imparare da chi svolge realmente questo mestiere. Quando Rossella Monaco, di La Matita Rossa, mi ha proposto di tenere il corso insieme a lei, ho pensato che sarebbe stata un’ottima opportunità per unire le mie esperienze didattiche come insegnante di inglese in una scuola superiore e il mio lavoro da traduttrice editoriale. Insieme abbiamo concordato di dare al corso un taglio il più possibile pratico. Non sapevamo quale sarebbe stato il livello degli iscritti al corso, ma abbiamo comunque scelto di proporre una prova di selezione iniziale perché il livello di conoscenza della lingua permettesse ai corsisti di poter seguire senza difficoltà le indicazioni delle dispense.

Il corso è articolato in 12 lezioni, una alla settimana, ognuna delle quali composta da una dispensa su un particolare argomento, più un esercizio, solitamente di traduzione, ma non solo. Dopodiché, ogni iscritto ha diritto a mezz’ora settimanale (per un totale di 6 ore) di chat a tu per tu con il tutor, per parlare dell’esercizio svolto ed eventualmente per chiarire alcuni aspetti della lezione. Potete trovare il programma del corso sul sito ufficiale, così come le altre informazioni relative a tempistiche e costi, quindi su questo non mi soffermo.

Mi limiterò a dire che scrivere le dispense per me e Rossella è stato un ottimo modo per mettere nero su bianco ciò che abbiamo imparato nei vari corsi e seminari frequentati in precedenza, oltre alle informazioni apprese leggendo le mailing list di traduttori e i siti specializzati. E soprattutto è stata un’occasione per tradurre in metodo ciò che giornalmente ci troviamo ad affrontare nel nostro lavoro di traduttrici per l’editoria. È stato però ancor più interessante confrontarci sugli esercizi svolti, sia con gli iscritti sia tra di noi.

È davvero affascinante scoprire quanti modi diversi ci sono per scrivere una frase. Negli esercizi ho letto scelte di traduzione brillanti, altre un po’ forzate, altre ancora perfettamente accettabili anche se tutte diverse fra loro. Leggere quindici o venti versioni diverse dello stesso brano, se ad alcuni può sembrare noioso, è invece estremamente interessante per chi ama giocare con le infinite possibilità e combinazioni che ci offre la nostra lingua.

I brani selezionati erano molto diversi, di narrativa e di saggistica, e presentavano problemi e dilemmi traduttivi vari. Alcuni iscritti se la cavavano benissimo con certi testi e meno con altri; c’è stato chi ha scoperto con grande sorpresa di preferire la saggistica, chi invece non aspettava altro che il successivo testo di narrativa, o viceversa. Tutto questo ci ha dimostrato ancora una volta che un traduttore, per quanto possa essere un bravo professionista, può essere perfetto per un libro e meno per un altro: è necessario trovare la voce giusta per tradurre ogni testo, ed essere in grado di cambiare questa voce a seconda di quella dell’autore che ci troviamo davanti.

Insomma, il corso ha confermato quanto sia ricco e variegato il mondo della traduzione editoriale. Spesso non esistono una risposta giusta e una sbagliata – a parte gli errori di comprensione o di resa, ovvio – ma solo un amplissimo ventaglio di possibilità traduttive. È difficile trovare e mantenere il registro giusto, risolvere passaggi che in inglese sono brevissimi e in italiano richiederebbero immensi giri di parole per non perdere qualche sfumatura, ma gli iscritti hanno dimostrato una grande consapevolezza. All’inizio il livello era molto vario, c’era chi aveva già studiato lingue e traduzione e chi si avvicinava a questo mondo per la prima volta, chi si gettava a capofitto sugli esercizi e chi aspettava la scadenza imminente per la consegna. A mano a mano che si andava avanti, ognuno notava su quali aspetti doveva lavorare per migliorare la resa. A volte è difficile notare le proprie piccole manie traduttive, se nessuno ce le indica.

Le traduzioni vanno consegnate 24 ore prima dell’incontro in chat con il tutor, incontro che può essere programmato a seconda degli impegni e delle preferenze degli iscritti. È questa la vera forza dei corsi online: la possibilità di un dialogo diretto unita alla comodità di poter scegliere giorni e orari.

Il dialogo è certamente uno strumento preziosissimo, che arricchisce entrambe le parti. Certo, le preferenze personali in traduzione ci sono sempre, ma è importante saperle distinguere dagli errori veri e propri e fare tesoro delle opinioni altrui. Far leggere la propria traduzione o discuterne una insieme è un’esperienza altamente formativa. L’altra persona riuscirà sempre a farci notare cose a cui noi non avevamo fatto caso, e viceversa, ovviamente.

La traduzione richiede estrema attenzione al dettaglio, e se qualcuno ci indica dove guardare è molto più semplice allenarsi a riconoscere certi problemi. Se è vero che non si può propriamente “insegnare a tradurre”, è altrettanto vero che i corsi come questo, a nostro parere, aiutano a crescere e a essere più consapevoli dei propri strumenti. Siamo soddisfatte di questa prima edizione, visto che dai questionari di gradimento dei corsisti i pareri sono stati più che positivi. Ringraziamo dunque tutti gli iscritti. Il corso ripartirà a settembre: le preiscrizioni sono già aperte, vi aspettiamo!

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