E adesso parliamo di soldi

Scrivo questo post sull’onda della rabbia e dell’amarezza per un pagamento che tarda ad arrivare, quindi perdonate il tono astioso, ma qui si racconta della vita vera di una traduttrice esordiente, quindi non avrò peli sulla lingua.

Una piccola introduzione che forse vi interesserà più delle mie beghe personali: quanto guadagna un traduttore letterario?
Dipende da molti fattori. Innanzitutto, dalla casa editrice che ci dà il lavoro. Le più grandi e serie non scendono sotto i 15 euro a cartella (per cartella editoriale si intendono 2000 battute spazi inclusi), per arrivare anche a 20 o addirittura 25 euro nel rarissimo caso dei traduttori più quotati.
La maggior parte delle case editrici, però, non può permettersi certe cifre, e quindi la media è sui 12 euro a cartella. Diciamo che se si traduce direttamente per una casa editrice si arriva a prendere tra i 10 (pochissimo) e i 16 (piuttosto buono) euro a cartella. Dipende però anche dalla lingua da cui si traduce (fondamentale: si traduce sempre e solo verso la propria lingua madre): se traducete dal cinese o dal danese guadagnerete probabilmente più di chi traduce dall’inglese. D’altra parte, si traducono molti più libri dall’inglese che dal danese, quindi fate voi i conti.

Se invece di ricevere il lavoro direttamente da una casa editrice lo ricevete attraverso un’agenzia letteraria o simili, le tariffe si abbassano drasticamente, fino a scendere sotto i 6 euro a cartella o anche meno. L’ideale sarebbe non accettare certe proposte, però mi rendo conto che sia difficile resistere alla tentazione di vedere una nostra traduzione pubblicata. Parleremo anche di questo.

Ma ora veniamo a uno sfogo personale che però non è così raro come si potrebbe pensare: i pagamenti in ritardo. Quando si firma un contratto di traduzione, deve esservi riportata la data entro la quale si verrà pagati per il proprio lavoro: solitamente sono 60 giorni dalla consegna, ma possono anche essere 30, 90, 120… l’importante è che sia specificato chiaramente. Peccato che questo termine non venga sempre rispettato: che fare allora? Per quanto mi riguarda, ho mandato a intervalli regolari delle e-mail sempre più irritate, ricevendo mezze rassicurazioni, e oggi finalmente mi hanno confermato che mi pagheranno entro fine mese (per un romanzo consegnato a fine luglio). Ed è pure una casa editrice tra le più importanti d’Italia! Va bene la crisi, va bene che hanno tante cose da gestire, ma essere pagati per il proprio lavoro è sacrosanto: non lavorate mai per un tozzo di pane ed esigete sempre quello che vi spetta.
Fare il traduttore non è un mestiere di serie B.

3 commenti

Archiviato in diventare traduttori, pagamenti, tariffe

3 risposte a “E adesso parliamo di soldi

  1. notnecessarilyausername

    Non c’entra niente, lo so. Ma se non avessi aperto questo non avrei aperto nemmeno io. Grazie.

  2. Pingback: Cosa non accettare mai | Diario di una traduttrice editoriale

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