Le traduzioni a più mani

Innanzitutto, in che senso “a più mani”? Ci sono diversi modi in cui più persone possono lavorare a una stessa traduzione. Me ne vengono in mente tre, e finora ne ho sperimentati due.

1) traduzione in coppia
2) traduzione in gruppo
3) traduzione affidata separatamente a più persone

Come si può facilmente immaginare, la terza categoria è quella meno auspicabile (e quella che non ho ancora provato, per mia fortuna). Succede soprattutto con le agenzie, che hanno bisogno di una traduzione molto veloce: in questo caso dividono il libro da tradurre fra più persone, che in molti casi non si conoscono tra di loro, per poi effettuare una revisione dell’opera intera una volta ricevuti tutti gli spezzoni dai vari traduttori. Non esattamente l’ideale, ne convengo, ma vi assicuro che succede. Spesso le case editrici hanno bisogno di pubblicare in tempi brevissimi, e molte (anche insospettabili) affidano le traduzioni alle agenzie letterarie, che poi si regolano come meglio credono. In genere sono anche quelle che pagano meno, oltre a imporre dei ritmi di lavoro insostenibili, quindi è meglio puntare ad altro, se possibile. Quest’ultimo punto vale anche per le traduzioni che affidano a una persona sola, comunque.

Ma veniamo agli altri due tipi di traduzione a più mani, e cominciamo dal primo che mi sono trovata ad affrontare, ovvero la traduzione in coppia.
Nel mio caso si trattava anche della mia primissima traduzione, e il fatto che l’altra metà della coppia fosse la mia relatrice, già esperta, non poteva che aiutarmi. Abbiamo proceduto così: io traducevo capitolo per capitolo, rileggevo la mia traduzione, gliela passavo, lei la correggeva e poi la rivedevamo insieme, decidendo, se necessario, come cambiare ciascuna frase, parola, virgola. Dopodiché io riportavo tutte le modifiche sul documento e rileggevo un’ultima volta. Siamo andate avanti così fino alla fine del romanzo (ed era piuttosto lungo), poi abbiamo riletto la traduzione completa e l’abbiamo mandata alla casa editrice in attesa di ricevere le bozze, da rileggere un’ultima volta. Come potete notare, è stato un lavoro piuttosto lungo e impegnativo. Inoltre, spiegata così sembra che io abbia fatto gran parte del lavoro, ma non è assolutamente vero: le sue correzioni, sempre puntuali, precise e ineccepibili, mi sono state davvero utilissime. Credo sia stata l’esperienza che mi ha aiutata di più nella mia carriera, e auguro a tutti di poterne vivere una simile. Avere l’opinione di un’altra persona, quando si è esordienti ma anche quando si è già esperti, è molto importante: spesso lavoriamo così a lungo su un testo che ci “esce dalle orecchie”, e non vediamo più gli errori di interpretazione, i calchi, i refusi o anche solo le frasi poco scorrevoli, che avrebbero bisogno di una limatina. Insomma, la traduzione in coppia, vista da questa prospettiva, è davvero l’ideale.

Diverso, ma altrettanto interessante, è il caso della traduzione di gruppo.
Ho affrontato questo lavoro nell’ambito di una scuola di specializzazione, quindi con persone che in gran parte non avevano esperienze precedenti, ma accomunate da un profondo interesse per la lingua e la traduzione. È stato massacrante e intenso, frustrante e utilissimo. Perché? È presto detto. Dovevamo tradurre un romanzo con la classica divisione in capitoli. Ciascuno di noi (eravamo in quattordici) ne ha tradotta una parte, che è stata corretta dall’insegnante. Dopodiché ci siamo divisi in gruppi da quattro persone (uno era da sei, per arrivare a quattordici) e ognuno ha rivisto la traduzione degli altri componenti del gruppo, per poi discuterne tutti insieme e ottenere tre “blocchi” di testo già coerenti e rivisti da più persone. Nell’ultima fase, abbiamo dovuto ricucire insieme tutti i blocchi, per produrre un testo scorrevole, non solo senza incongruenze ma con una certa uniformità di stile. È stato difficilissimo, perché ogni testa lavora in modo diverso, e ovviamente metterne insieme quattordici ha prodotto una serie di discussioni che sembravano destinate a non finire mai. Qualcuno ha dovuto cedere su qualcosa, guadagnando magari una piccola vittoria in un altro punto, abbiamo litigato per ore e ore sulla posizione delle virgole e sulla scelta degli aggettivi, ed è stata un’esperienza terribilmente stancante ma molto, molto utile.
Vedere il proprio testo corretto da tredici (anzi, quattordici, con l’insegnante) persone diverse ci regala una prospettiva unica nel suo genere: è una cosa che non capita spesso, e mette a dura prova la nostra autostima. Allo stesso tempo, però, confrontarsi con gli altri ci fa acquistare una consapevolezza che altrimenti difficilmente otterremmo: ognuno si rende conto delle proprie idiosincrasie, delle proprie fissazioni e dei propri punti di forza e debolezza. Si tratta di un esercizio benefico anche dal punto di vista umano: si impara a esporre le proprie idee e a sostenere le proprie convinzioni, ma anche ad ammettere che, a volte, le soluzioni proposte da altri possono essere migliori delle nostre.
L’umiltà è una delle doti che non dovrebbero mai mancare a un traduttore: perciò, se qualcuno trova una frase più azzeccata della nostra, chapeau: ci rifaremo la prossima volta.

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